Archivio mensile luglio 2018

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Counseling e Mediazione familiare

Counseling e mediazione familiare sono due modalità in cui si esprime la relazione d’aiuto e che qui in GammaPiMedical si integrano fra loro.

Il counselor è un professionista che – a seguito di un’adeguata formazione e di un percorso di crescita personale – può aiutare la persona, il cliente, a sviluppare le potenzialità inespresse sostenendo l’autostima, stimolando la capacitò di scelta e soprattutto rendendo il cliente responsabile della propria trasformazione. Un percorso di counseling può essere d’aiuto in momenti di crisi esistenziale o per problemi lavorativi o difficoltà di relazione.

Persona, Persone, Mani, Premuto

 

La figura del mediatore familiare in questo caso amplifica le abilità di counseling; così il counselor-mediatore si trasforma in un professionista capace di gestire e ridimensionare la conflittualità familiare, orientando le risorse del gruppo famiglia a un bene comune.

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Naturopatia

È possibile definire questa modalità di intervento per il benessere della persona anche come medicina naturopatica; si tratta di un insieme di pratiche che hanno diversa provenienza, spesso attingono dalle medicine tradizionali –come la medicina cinese o quella ayurvedica o mediterranea – il cui scopo è il mantenimento della salute e non la cura delle malattie. L’obiettivo della naturopatia è infatti la stimolazione della capacità di autoguarigione che il sistema uomo possiede, includendo nel percorso di raggiungimento dell’equilibrio anche il recupero dell’armonia con il mondo naturale.

È attraverso le pratiche naturpatiche che la persona ristabilisce quella profonda sintonia corpo-mente-spirito su cui si fonda una salute globale e non la semplice assenza di malattie.

Bach, Fiore, Rimedio, Essenza

La pratica naturopatica prevede un ventaglio di approcci che ciascun naturopata declina e armonizza in modo del tutto personale: si va dalla riflessologia alla floriterapia, dall’auricoloterapia massaggi all’aromaterapia. Alla base dell’approccio della naturopatia c’è sempre il recupero di stili di vita equilibrati in armonia con i ritmi della natura.

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La psichiatria olistica

Si tratta di un modo di prendersi cura della persona che non include solo la formulazione della diagnosi e il conseguente approccio terapeutico, ma che ricerca una visione d’insieme del paziente che comprenda il suo stile di vita e la sua alimentazione.
In questo modo egli può recuperare la salute psichica e integrarla con una forma più ampia di benessere, che si esprime attraverso una maggiore armonia con l’ambiente – sia naturale sia relazionale – in cui il paziente vive.

Spesso l’approccio psichiatrico praticato nel nostro centro, ha come obiettivo l’emancipazione del paziente anche attraverso uno svezzamento dalle terapie farmacologiche e il recupero di un equilibrio stabile.

 

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Medicina estetica

Per noi l’attenzione all’aspetto estetico è la ricerca di una maggiore coerenza fra l’intimo della persona e la manifestazione esteriore. Dedichiamo molto spazio all’ascolto per comprendere in che modo la medicina estetica può mettersi al servizio dell’individuo.
Donna Ragazza Modello Viso Labbra Trucco BUtilizziamo il laser per correggere alcuni inestetismi, nella nostra equipe disponiamo di professionisti che possono valutare, con un approccio multidisciplinare, le migliori soluzioni per il paziente; soluzioni che possano coniugare il trattamento con la ricerca di armonia ed equilibrio interiore della persona.

Aiutiamo chi si rivolge a noi a recuperare un’immagine di sé che sia aderente a quella profonda integrazione corpo-mente-spirito che sta alla base del nostro approccio olistico.

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Odontoiatria innovativa e integrata

Il nostro lavoro come odontoiatri si fonda su solide competenze scientifiche, abbiamo fatto di questa visione consolidata il punto di partenza per evolvere nella professione e nell’approccio al paziente. Abbiamo integrato le competenze tradizionali con l’innovazione introducendo, per esempio, il laser in odontoiatria; pratichiamo lo sbiancamento con le metodiche più innovative e meno invasive.

Meditazione Riflessione Donna Persona Dall

Integriamo questi aspetti con una profonda visione olistica in cui il “centro” non è la bocca ma la persona con tutto il suo essere.
Poniamo molta attenzione alla
gnatologia, alle malocclusioni studiando le relazioni con la postura e con eventuali blocchi emotivi che possono interferire con la corretta masticazione. Ci occupiamo anche di fenomeni come il buxismo che possono essere causati da ansia trattenuta e alterare la qualità del sonno.Proprio per questo approccio integrato, nel nostro studio trovano accoglienza anche i bambini che – sin dalla prima visita – si abituano senza timori alla figura dell’odontoiatra. 

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L’odontoiatria tradizionale

Per odontoiatria tradizionale intendiamo quel modo di svolgere la professione odontoiatrica così come viene insegnato nei poli universitari e ospedalieri. Seguiamo le linee guida riconosciute a livello internazionale, fondando il nostro approccio su modelli accreditati e condivisi.

Ci occupiamo di tutte le patologie che riguardano i denti, le gengive, ma anche i tessuti ossei, neuromuscolari e ghiandolari della bocca. Noi odontoiatri di GammaPiMedical eseguiamo diagnosi e terapie, ma puntiamo sopratutto alla prevenzione affinché il nostro approccio risulti il più possibile conservativo della dentatura del paziente.

Dall’igiene dentale, all’odontoiatria conservativa, dall’endodonzia, alla parodontologia il nostro modo di operare è sempre rispettoso dell’individualità del paziente. Per quanto riguarda l’implantologia, le protesi e gli interventi estetici cerchiamo sempre di attuare procedure rispettose dell’immagine che la persona ha, o desidera avere, di sé. Seguiamo i bambini dalla prima visita alle diverse fasi dello sviluppo accompagnandoli in modo attento e delicato sia nella cura dei denti sia nelle correzioni morfologiche.

DiDott. Luigi di Tommaso

Il chirurgo sciamano, riflessioni su una medicina più umana

Autore: dott. Luigi Di Tommaso

Quando si è o ci si crede malati, il bisogno di cercare conforto in un esperto nei misteri del male, capace di infondere speranza, è un bisogno antico, istintuale, più vecchio di quanto non sia l’uomo stesso. Infatti, studi di etnologia e di neuroscienze fanno risalire questo sentimento, questo bisogno, ai primati non umani. Ne è dimostrazione di questo il dato che si verifica l’attivazione delle stesse aree corticali sia nello “spulciamento” sociale dei primati che nell’incontro col guaritore (il medico) negli uomini d’oggi.
Speranza, riconoscimento da parte del medico, atto terapeutico quale ricompensa, tutto ciò ha una sicura base biologica evolutiva.

Il rapporto medico-paziente Caduceo, Medico, Medicina, Farmacia
Ne consegue che il rapporto medico-paziente, è un rapporto fondamentale ed evolutivamente indispensabile come quello uomo-donna, padre-figlio, madre-bambino. Quindi tale rapporto possiamo definirlo archetipico, secondo ciò che intendeva Carl Gustav Jung, è cioè una forma di comportamento potenzialmente innato nell’uomo.
In altre parole, nelle situazioni archetipiche l’individuo sente e agisce secondo uno schema fondamentale a lui proprio che è, però, sostanzialmente uguale in tutti gli uomini.

Un bisogno di cura che arriva da lontano
Per secoli questo rapporto è stato gestito da sciamani e maghi, uomini dotati di poteri divinatori che conoscevano i segreti ancestrali della natura e possedevano i sieri medicamentosi per scacciare gli spiriti che causavano le febbri e per guarire le ferite.
Un tempo si raccoglievano in una sola persona le funzioni curative, e lo sciamano, lo stregone, il saggio greco e cinese, curavano usando sia la parola, sia il cibo, sia il pharmacon (erbe e piante medicinali). Erano i “sacerdoti”, i custodi di questo bisogno.

Il “medico di famiglia”, una figura più recente
Quando qualcuno della famiglia si ammalava, il medico di famiglia veniva a casa, si sedeva al capezzale di chi non stava bene e raccomandava cibi adatti, parlava e faceva parlare per dare sollievo, prescriveva anche farmaci.
Prendeva anche un buon caffè e, dopo un’oretta, andava via lasciando tutti più rinfrancati, sia il malato stesso che gli altri componenti “sani” della famiglia.
Oggi non è più così. La medicina ha perso il suo aspetto “mistico”.

Il complesso rapporto fra medicina e religione 
Nel mondo antico le pratiche mediche e religiose pressoché coincidevano. Nei templi greci dedicati ad Asclepio (per i romani Esculapio) si chiedeva agli dèi la guarigione.
Non a caso Ippocrate proveniva da una famiglia di sacerdoti-medici e si era votato al culto di Esculapio, di cui pretendeva essere un discendente. Ma anche in altre culture antiche, quali soprattutto l’egizia, dominavano le stese idee e gli stessi sentimenti.
Lo stretto rapporto fra religione e malattia ha nella Bibbia ebraica una sua peculiare ragione d’essere: l’idea di malattia è strettamente legata a quella della caduta originaria provocata dal peccato di Adamo ed Eva.
L’idea di fondo non muta sostanzialmente nel cristianesimo che vede in Gesù un medico del corpo quanto dell’anima, i cui miracoli sono soprattutto medici.

Oggi è tutto perduto?
La specializzazione, intesa come attività che si accosta a un settore della realtà con un metodo così «specifico» da non consentire di essere applicato a nient’altro, ha prodotto non solo lo scientismo, il pragmatismo, lo storicismo, ma anche la visione meramente oggettiva, come quella puramente soggettiva delle cose e altri compartimenti stagni.
In altre parole ha prodotto la frammentazione della conoscenza e della attività umana.
Condizionati dal mito del progresso, ci impegniamo a proseguire per quel vicolo (più tecnologia, più conoscenze, più informazione, più scoperte, ecc.). Smarriti nel labirinto della modernità, non possiamo tornare indietro e non vediamo che solo una trasformazione radicale o metamorfosi (metanoia) ci può salvare.
I grandi medici dell’antichità erano tutti anche filosofi e profondamente religiosi.
Tali furono, per esempio, Ippocrate, Galeno, Dioscoride e, in epoche più recenti, i medici della Scuola salernitana e Avicenna.

Il “vero” medico
Il medico quindi, per poter essere veramente tale, per fare corretta diagnosi, corretta terapia e corretto insegnamento, dovrebbe possedere la miglior conoscenza scientifica, sorretta da una visione filosofica profonda (inclusa la morale professionale), e da un atteggiamento veramente religioso, non esteriore né dogmatico.
Oggi i rapporti tra medicina e religione sono prevalentemente percepiti o discussi in termini di controversie.
La religione spesso è considerata un’interferenza rispetto alla possibilità di raggiungere quel benessere e quella felicità che nuove tecnologie mediche promettono, ovvero come un richiamo ai limiti della libertà di scelta individuali.
In realtà le cose non sono così scontate. Certo, con l’avvento della medicina scientifica e la messa in discussione del paternalismo medico in occidente, la religione viene tematizzata culturalmente come pertinente solo alla sfera personale del paziente e del medico. Questo punto di arrivo è stato anche una conquista civile.
Nondimeno è utile notare e anche capire che l’aspetto religioso non è marginale, ma bensì parte fondamentale di quel “magico” rapporto medico-paziente.

La potenza dell’effetto placebo 
Può il corpo umano guarire da asma, ipertensione, dolori cronici e malattie cardiache semplicemente assumendo acqua fresca, o pillole di zucchero?
Sostanze con azione farmacologica (un sonnifero, uno stimolante, ecc.) hanno effetto sull’organismo anche se somministrate all’insaputa della persona. Ma, paradossalmente, vale anche l’inverso: sostanze inattive talvolta hanno effetto se vengono presentate al paziente come efficaci.
È ben noto, infatti, che il solo fatto di sottoporsi a una forma qualunque di terapia giova ai pazienti: è il cosiddetto effetto placebo. È noto inoltre che l’effetto placebo viene solitamente potenziato se nell’ambito della prestazione che coinvolge medico e paziente intervengono anche degli strumenti, perché anche la coreografia ha la sua documentata importanza.
Il fonendoscopio, lo sfigmomanometro, il diafanoscopio acceso con appiccicata una radiografia, l’ecografo, il macchinario della TAC o della RM sono componenti scenografiche tutt’altro che indifferenti.
Se dunque la fiducia nell’atto medico è fondamentale nell’evocare la reazione globalmente positiva del nostro organismo (in primis del nostro cervello), non deve allora sorprendere che l’intervento chirurgico possa promuovere un effetto placebo di particolare portata, dato che in genere nessuno si fa operare se non ne è profondamente convinto.
La chirurgia è insomma di per sé un powerful symbol of healing, un potente simbolo di guarigione.
Ci si è mai soffermati, per esempio, sul perché della scomparsa dei sintomi addominali registrabile in molti pazienti cui è stata tolta una cistifellea o un’appendice considerate colpevoli dei disturbi ma trovate poi normalissime sia dal chirurgo in corso di intervento che dall’anatomopatologo che esaminerà successivamente il pezzo operatorio?
L’effetto placebo è sorprendente.

Il valore del “rito”
Ma per il miracolo occorre una cerimonia! Inizia la cerimonia: il chirurgo entra nella stanza filtro.
Qui dovrà spogliarsi dei suoi abiti “laici”, liberarsi degli oggetti ordinari (orologi, collane, anelli…) e indossare i vestiti cerimoniali (camici puliti della sala operatoria, mascherina e cappellino chirurgico).
Ora il chirurgo deve purificarsi, in gergo tecnico si dice “lavarsi”. Tramite una soluzione disinfettante laverà la mani e l’avambraccio fino al gomito.
Ora che il chirurgo è “lavato”. Si può procedere alla sua vestizione con gli indumenti sterili. L’addetto alla sala operatoria passa al chirurgo il camice sterile e successivamente i guanti. Anche in questa fase, naturalmente, il chirurgo non deve toccare nulla e non deve essere toccato nella sua parte anteriore del corpo (sacralità ed intoccabilità).
Ora il chirurgo è pronto. Si incide la cute del paziente con il bisturi. La cerimonia ha inizio. Avviene finalmente il rito. Perché di un vero è proprio rito si tratta: l’unico aspetto “rituale” e “sacrale” che forse resta alla medicina moderna. In questo modo il chirurgo si trasforma in un sacerdote, in un moderno sciamano, reincarnando, lui solo, l’archetipo del guaritore che abbiamo collettivamente perduto.

(tratto da “Ho visto cose che noi umani” di P. Biglioli, Ed. Novecento)

 

DiDott.ssa Marina Puricelli

Il laser è utile e indolore

Autore: dott.ssa Marina Puricelli

Nell’immaginario collettivo il laser viene visto come un’arma, complici i film di fantascienza e i fumetti giapponesi; invece, noi terapeuti sappiamo che in medicina è uno strumento prezioso. Abbiamo scelto di utilizzare il laser nel nostro Centro perché ci sta a cuore non solo la salute fisica, ma anche l’equilibrio emotivo del paziente. Utilizzando il laser, infatti, non si sente dolore, il decorso post trattamento è semplice, e spesso non è necessaria l’anestesia se viene usato in chirurgia; sono tutti fattori che aiutano il paziente ad affidarsi alle nostre cure serenamente, senza ansia o paura. Noi crediamo che questo approccio, dolce e rispettoso, sia già un modo di “prendersi cura” della persona, di farla sentire tranquilla in mani esperte e responsabili.

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In GammaPiMedical usiamo il laser principalmente in due ambiti: in odontoiatria e in dermatologia, in medicina estetica.

In odontoiatria, il laser viene impiegato in parodontologia, cioè per curare i tessuti che stanno intorno al dente: si rivela efficace quando ci sono delle infiammazioni alle gengive, per la pulizia delle tasche, per rimodellare i colletti, quando c’è ipersensibilità dei denti, per rigenerare lo smalto, per sbiancarlo e altro ancora.
In odontoiatria chirurgica, il laser possiede un’altissima precisione, come un elettrobisturi, con la differenza che non brucia i tessuti, anzi ne induce una rapida rigenerazione spontanea. Inoltre, permette di evitare, nella maggior parte dei casi, l’anestesia e questo è un vantaggio di non poco conto per il paziente.
In endodonzia, cioè per i trattamenti all’interno del dente, viene impiegato per sterilizzare i canali, per rimuovere i granulomi, le fistole, gli ascessi.
Il laser ha anche un effetto antalgico sull’articolazione temporomandibolare.
Proprio per la sua azione precisa, indolore, e per la capacità di indurre la rigenerazione dei tessuti, il laser trova applicazione anche in odontoiatria pediatrica, per le frenulectomie labiali e gengivali, ossia per rimuovere il frenulo che collega le labbra alle gengive, al fine di allentare le tensioni all’interno della bocca del bambino. In queste situazioni, oltre a non causare dolore, permette interventi rapidi, senza suture, e il decorso post operatorio è privo di complicazioni.
Il laser può anche essere impiegato per il trattamento delle afte, degli herpes, del lichen una malattia infiammatoria che se trascurata può predisporre al cancro del cavo orale, nel trattamento delle leuplachie, quelle placche bianche che si formano in bocca e sono dovute a una eccessiva proliferazione dei tessuti più superficiali.

In dermatologia, in medicina estetica il laser viene utilizzato per la depilazione della zona periorale e per le cicatrici sempre intorno alla bocca, per l’acne. Inoltre, serve per rimuovere i nevi flammi, gli spider nevi, gli emangiomi, le telangectasie, per ridurre la couperose, per eliminare i capillari del viso e del naso. È  efficace per far scomparire le macchie senili, per asportare i cheloidi, le verruche, i fibromi penduli. Il vantaggio di questo strumento è che non dà sanguinamento e non richiede particolari terapie dopo il trattamento, a parte la precauzione di non esporsi al sole subito dopo gli interventi.

 

DiDott.ssa Marina Puricelli

Approccio innovativo alla malattia parodontale

Autore: dott.ssa Marina Puricelli


La malattia parodontale (piorrea)
si instaura in seguito a diversi e complicati fattori.
La presenza di placca, tartaro e batteri patogeni è fondamentale, ma da sola non è sufficiente al manifestarsi della malattia.
Spesso la parodontopatia si associa ad alcune malattie sistemiche come diabete, anemie, carenze vitaminiche, ecc.
In presenza di malattia paradontale bisogna saper ricercare alcuni fattori causali importanti:

  • L’assunzione di farmaci
  • L’utilizzo di ormoni (estrogeni e progesterone)
  • L’uso di alcool e tabacco
  • Le disbiosi intestinali

Il danno al tessuto paradontale è la risposta del nostro sistema difensivo nei confronti dei succitati fattori causali per cui si instaura una fase di “autoaggregazione”, che danneggia i tessuti di sostegno dei denti, talvolta in modo irreversibile.
La terapia si propone di intervenire in modo approfondito a livello dentale (ablazione, tartaro, courettage, controllo della placca, ecc.) e di ricercare le cause predisponenti generali ed eliminare o modificare, ove possibile, i fattori di rischio.
Inoltre viene proposto un protocollo terapeutico già sperimentato ripartito nell’arco di dieci sedute, a cadenza bisettimanale e articolato in due fasi:

  1. Terapia omotossicologica (azione anti-infiammatoria, analgesica, anti-edemigena, stimolante delle difese antibatteriche, della rigenerazione parodontale e del metabolismo cellulare)
  2. Ozono terapia (miglioramento della circolazione e dell’ossigenazione, accelerazione dei processo

 

DiDott.ssa Rosa Pezzarossa

Sbianca il tuo sorriso con il laser

Autore: dott.ssa Rosa Pezzarossa

Le macchie dentali possono essere classificate in macchie estrinseche causate da fumo, cibo e bevande e macchie intrinseche, più profonde e che progrediscono nella dentina, causate da fattori congeniti e metabolici, patologie ematiche quali la porfiria e l’eritroblastosi fetale, itterizia, fattori iatrogeni come l’utilizzo di farmaci (tetracicline e monocicline; fluorosi), traumi.

Le macchie estrinseche nella maggior parte dei casi possono essere reversibili e possono essere eliminate con l’igiene orale professionale mediante paste da lucidatura o bicarbonato; talora, se più profonde richiedono lo sbiancamento professionale (il fumo per esempio, col tempo può modificare il colore dello smalto).

Dente, Cure Odontoiatriche, Bianco

Come funziona lo sbiancamento?
Lo sbiancamento professionale dei denti viene effettuato mediante l’utilizzo di un gel a base di perossido di idrogeno o perossido di carbamide in concentrazioni variabili a seconda del tipo di macchie e quindi della capacità di raggiungere le zone più interne del dente.
La liberazione dell’ossigeno in forma di radicali liberi permette la sua penetrazione nei prismi dello smalto rendendo più chiaro il colore interno del dente. La struttura del dente non viene comunque alterata.
Lo sbiancamento professionale può essere svolto in studio alla poltrona con o senza l’ausilio di lampade che accelerano la liberazione di ossigeno o come avviene prevalentemente nel nostro studio, mediante l’utilizzo del laser con enormi vantaggi per il paziente soprattutto in termini di tempo; lo sbiancamento domiciliare viene effettuato grazie alla realizzazione di mascherine nel cui interno viene inserito il gel sbiancante a concentrazioni intorno al 10% da tenere di giorno o di notte.

Vediamo ora le diverse metodiche di sbiancamento, valutandone anche le caratteristiche.

Sbiancamento laser assistito
Meccanismo d’azione: il laser mediante l’attivazione della componente colorata del gel, permette una liberazione più rapida di ossigeno con conseguente riduzione dei tempi di applicazione.
Il gel utilizzato nel nostro studio, Trilly white, è un gel di ultima generazione composto da due parti che si miscelano durante l’erogazione: il gel a base di perossido di idrogeno e il gel rosso attivato dal laser.
Ha proprietà sbiancanti, rimineralizzanti e desensibilizzanti.
Sbiancante: la luce laser attiva la liberazione di ossigeno presente nel gel che penetra nello smalto sbiancandolo.
Rimineralizzante: gli ioni di calcio e gli ioni di stronzio, dati dalla miscelazione delle due componenti del gel, danno luogo ad una reazione di scambio ionico che porta alla formazione di sali insolubili; in particolare i fosfati di calcio e gli ossalati di stronzio hanno affinità con l’idrossiapatite dello smalto e precipitando ne contrastano la decalcificazione.
Desensibilizzante: la rimineralizzazione dello smalto/dentina previene la sensibilità dentinale.Come si può notare lo sbiancamento laser assistito offre risultati ottimali con un minor tempo di applicazione e senza causare quel fenomeno – seppur transitorio – dell’aumentata sensibilità dentinale.

 

Confronto fra le metodiche di sbiancamento con e senza laser, passaggio per passaggio 

SBIANCAMENTO SENZA LASER                                        SBIANCAMENTO LASER 

Presa iniziale del colore                                                                  Presa iniziale del colore

Protezione gengivale con diga                                                      Protezione gengivale con diga

Gel a base di perossido di idrogeno al 35-40%                          Applicazione gel sulle vestibolari dei denti

Tempo di applicazione 20 minuti ad arcata superfici               Occhiali di protezione luce laser

Complessivo di 40 minuti                                                             Attivazione del gel con luce laser 40’’a dente

Rimozione gel e diga gengivale con risciacquo                           Tempo di applicazione 5 min ad arcata

Rimozione gel e diga gengivale                                                    Tempo complessivo 10 min per due arcate

Presa del colore finale luce                                                            Rilevazione colore finale

 

SVANTAGGI                                                                                   VANTAGGI

Tempo di applicazione più lungo                                                   Risultati ottimi e tempi più brevi

Può generarsi Ipersensibilità dentinale post                               No ipersensibilità dentinale

Sbiancamento da trattare con il fluoro.

Nei casi di macchie intrinseche gravi

necessita un trattamento prolungato fino a 18 sedute